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    Questo è davvero un piccolo luogo su internet dove, con troppa poca cura e molto ritardo in effetti, posto alcune delle cose a me care. Spero troverai piacevole la permanenza fra queste "pagine". Buona navigazione.
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Avrei voluto stringerti più forte

Avrei voluto stringerti più forte,
solo per un minuto,
solo per un respiro,
soltanto per cadere

ancora, e ancora, fra le braccia tue,
solo per soffermarmi,
solo per prender fiato,
soltanto per guardare

gli occhi tuoi caldi ed il tuo dolce sguardo,
solo per poi tacere
solo per rispecchiarmi
soltanto per languire.

Avrei voluto stringerti più forte,
solo per un minuto,
solo per un respiro,
solo questo e nient’altro.

13 Giugno 2008

Ruoli…

Un tipo sta guidando la macchina, quando a un certo punto capisce di essersi perso. Avvista un uomo che passa per la strada, accosta e urla:
- Mi scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso ad un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezz’ora e non so dove mi trovo…
- Certo che posso aiutarla. Lei si trova in un’automobile, tra 40 e 42 gradi latitudine Nord e tra 58 e 60 gradi longitudine Ovest, sono le 14 e 23 minuti e 35 secondi e oggi è venerdì. Ci sono 21,5 gradi centigradi. Read the rest of this entry »

Seduto sopra il bordo di un pontile

Seduto sopra il bordo di un pontile,
le gambe penzoloni a ciondolare
rimando il mio sguardo all’orizzonte
che curva dolcemente, sopra il mare.

L’aria serale densa di salmastro
spira leggera, come una carezza,
e, memore del caldo giornaliero,
trasporta i suoi profumi nella brezza.

Al soave gelsomino dei giardini
si mischiano gli odori d’oltremare:
le esotiche fragranze delle creme
usate per proteggere e abbronzare;

da terra giunge il balsamo dei pini
sì fresco e resinoso al tempo stesso,
confuso con le spezie ed i sapori
dei cibi che l’oceano ha concesso.

La torma dei barbarici turisti
si muove in branco sulla passeggiata
in una bolgia di rumori e spinte
orribili anche a un’anima dannata.

Ma io, beato, sono a tutto alieno
seduto nel mio angolo di cielo
che fisso incantato luna e stelle,
vestendomi dell’aria, come un velo.

Un refolo di vento. Un movimento.
Sopra una guancia, quasi sulla bocca,
il tocco leggerissimo e sensuale
del ricciolo ribelle di una ciocca

sfuggito dalla tua acconciatura.
Mi volto, ormai distratto dal mio mondo,
per ammirar, rapito, il volto tuo,
dolcissimo ed un po’ meditabondo.

La luna ed il lucore dei riflessi
illuminan, mutevoli, il tuo viso
e con lo sguardo perso, là, lontano,
accenni un piccolissimo sorriso

mentre ti giri ad incontrarmi gli occhi
ed il tuo rider si fa più deciso:
che sciocco a non veder che non altrove,
bensì davanti a me c’è il paradiso!

31 Maggio 2008

L’inverno

Stamani qui a Firenze s’è presentato un signore attempato, spalle larghe, guance rubizze, barba bianca, lunga lunga e folta folta, e ha così esordito: «Buondì,… ovvia si fa pe’ dire…, comunque io sono l’Inverno e, che vi disturbi o meno, sono arrivato per trattenermi un po’. Continuate pure le vostre usuali faccende; io mi sistemo qui, in quest’angolino rivolto a nord e, se avessi bisogno, non mancherò di farmi presente. Buona giornata.»
Queste le condizioni questa mattina: fonte LaMMa

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Dungeons & Dragons: la rinascita.

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Riparte, se Dio vòle, il G.d.R. come si deve!
Finalmente un decente sistema di gioco (la nuova versione 4.0 delle regole di Dungeons & Dragons®), la ritornata voglia di giocare, il gruppo di sempre che ha ritrovato nuovi stimoli e un master decisamente “nazista” ma molto partecipe, hanno fatto sì che ci siamo di nuovo seduti attorno ad un tavolo, lapis, gomma e dadi alla mano (stavolta pure le carte potere a incasinare la plancia!) e giù mazzate che pare il giorno del castigo!
La formazione vede i seguenti figuri (rigorosamente in ordine alfabetico):
1. Fulgenzio, nano chierico devoto di Kord
2. Hung, halfling ladro destro e maldestro
3. Miràn, eladrin mago detto “il temporeggiatore”
4. Safraghoth, tiefling warlock paaaarecchio maligno
5. Thiko, dragonide paladino dal temibile soffio
e da poco coadiuvati dal valore aggiunto
6. Hamelin, nano guerriero dimorto massiccio
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Ubuntu 9.10

I nomi di Ubuntu

Ubuntu Logo width=Questo è di sicuro il post più inutile mai scritto, perché la rete è piena di siti in cui sono elencati i nomi delle varie versioni di Ubuntu che si sono succedute negli anni (p.e. basta andare qui), però, essendo tali nomi troppo carini, non mi sono potuto esimere per elencarli anche io su questo blog.
Ed eccoli qua, in tutto il loro splendore:

  • 4.10 Warty Warthog (Facocero Verrucoso)
  • 5.04 Hoary Hedgehog (Riccio Veterano)
  • 5.10 Breezy Badger (Tasso Arioso)
  • 6.06 LTS Dapper Drake (Papero Signorile)
  • 6.10 Edgy Eft (Tritone Tagliente)
  • 7.04 Feisty Fawn (Cerbiatto Esuberante)
  • 7.10 Gutsy Gibbon (Gibbone Coraggioso)
  • 8.04 LTS Hardy Heron (Airone Audace)
  • 8.10 Intrepid Ibex (Stambecco Intrepido)
  • 9.04 Jaunty Jackalope (Lepre Cornuta Disinvolta)
  • 9.10 Karmic Koala (Koala Karmico)

Ho voglia

Ho voglia di castagne fumanti e di pioggia leggera.
Ho voglia di un grigio mattino in cui perdermi.

Ho voglia di corse e di pallone.
Ho voglia di sedermi e guardare
tutto il mondo che mi passa davanti.

Ho voglia di ridere e piangere
ogni volta che ne sento il bisogno.

Ho voglia di quello che è stato
e di ciò che sarebbe potuto essere.

Ho voglia di andare lontano
sentendomi sempre più prossimo.

Ho voglia di parlare ininterrottamente
e di ascoltare i discorsi degli altri.

Ho voglia di tornare bambino
perché ho voglia di forti emozioni,
perché sento soltanto paura,
perché è troppo forte il dolore,
perché più mi volgo indietro
più piango per quello che c’era!

6 Novembre 1999

WoLTK

Prince Arthas Menethil was born four years before the outbreak of the First War. King Terenas II and Queen Lianne were overjoyed, and all of Lordaeron celebrated Arthas’ birth.
At the tender age of nineteen, Arthas fulfilled his father’s hopes by being inducted into the Knights of the Silver Hand. The paladin Uther the Lightbringer became Arthas’ mentor.
Five years later, Arthas and the sorceress Jaina Proudmoore began investigating a deadly plague. Its victims turned into undead fighters in an army that became known as the Scourge.
Arthas and Jaina found and dispatched Kel’Thuzad, the necromancer who was spreading the plague. Tragically the city of Stratholme had already been infected, and so Arthas ordered it purged.
Eventually Arthas came upon the dreadlord Mal’Ganis, who claimed ultimate responsibility for the plague. Eluding capture, Mal’Ganis challenged the prince to a final confrontation in the continent of Northrend.
After landing on Northrend’s icy shores, Arthas encountered dwarves under attack by the Scourge. The dwarves’ leader, Muradin Bronzebeard, had been searching for the fabled runeblade known as Frostmourne.
At Uther’s urging, King Terenas sent word to Norhrend that Arthas and the rest of the fleet were to return to Lordaeron immediately. Arthas’ soldiers gladly prepared to obey.
Increasingly driven by thoughts of vengeance, Arthas refused to abandon the hunt for Mal’Ganis. Instead, the prince secretly hired mercenaries to sink his own ships.
As the ships burned, Arthas publicly blamed the mercenaries for the fleet’s destruction. They were swiftly killed by Arthas’ infuriated soldiers.
Although the blade was cursed, Arthas swore that he would pay any cost for victory. The ice encasing Frostmourne shattered, and one shard of ice flew out, felling Muradin.
Runeblade in hand, Arthas led his troops to victory, but Mal’Ganis remained confident. He explained that the Lich King, ruler of the Scourge, had manipulated Arthas into taking Frostmourne.
Mal’Ganis claimed to be in league with the Lich King. However, the Lich King disagreed, speaking to Arthas through Frostmourne. Gleefuly Arthas slew the astonished dreadlord.
Afterwards, Arthas wandered off into the frozen wastelands of Northrend. Tormented by Frostmourne’s maddening voice, he fell deeply under the Lich King’s sway.
Driven by the sword’s dark will, Arthas returned home to a hero’s welcome. Despite Arthas’ recent questionable decisions, the king welcomed his son with open arms and loving faith.
Arthas murdered his father and led the Scourge in ravaging Lordaeron. He then retrieved Kel’Thuzad’s remains and took them to Quel’Thalas, kingdom of the high elves.
The elves put up a valiant fight, but to no avail. Arthas defeated Ranger-General Sylvanas Windrunner and, in return for her defiance, warped her spirit into a banshee.
As one of the undead, Sylvanas was subject to the Lich King’s iron will. With her unwilling assistance, the Scourge captured the Sunwell, the elves’ fount of arcane power.
Using the Sunwell’s magic, Arthas converted Kel’thuzad into an undead lich. The demon lord Archimonde ordered Arthas and his new ally to retrieve a spellbook: the Book of Medivh.
The Scourge invaded the city-state of Dalaran, whose magi guarded the spellbook. Ultimately Dalaran was overrun, and Kel’Thuzad used the book to summon Archimonde into the world of Azeroth.
While Archimonde’s forces began their invasion of Azeroth, Arthas persuaded the demon hunter Illidan Stormrage to disrupt Archimonde’s plans by stealing a powerful magical artifact, the Skull of Gul’dan.
Illidan’s theft sealed Archimonde’s defeat on Azeroth. Yet the victory was short-lived, for the Lich King soon demanded that Arthas return to Northrend.
In Northrend Arthas was attacked by elven survivors of the Scourge’s attack upon Quel’Thalas. Now Illidan’s allies, they planned to attack the Lich King.
Undead nerubians led by the crypt lord Anub’arak helped Arthas vanquish the elves, but most of Illidan’s army was already marching on Icecrown Glacier, where the Lich King dwelled.
Arthas feared that he would not reach the Lich King in time. Thus, he and Anub’arak took a shortcut through the ancient subterranean kingdom of Azjol-Nerub.
The shortcut paid off, and Arthas intercepted Illidan at the top of Icecrown Glacier. After defeating him in single combat, Arthas warned him to leave Azeroth and never return.
Entering Icecrown Citadel, Arthas merged with the Lich King, their spirits and powers becoming one. A new Lich King ascended the Frozen Throne.
For five years the Lich King has dreamed and waited. Now he has awakened… and his wrath shall scour the living from the face of Azeroth.

I libri

Grazie ad un amico ho avuto l’occasione di posare nuovamente gli occhi su un testo che mi colpisce profondamente ogni volta che lo leggo:

«I libri non resuscitano i morti, e non fanno di un idiota un uomo capace di ragionare, né di uno stupido un individuo intelligente: aguzzano lo spirito, lo destano, lo affinano e appagano la sua sete di conoscenza. Quanto a chi vuol sapere tutto è meglio che la famiglia lo faccia curare, perché un simile desiderio non può che nascere da un turbamento dello spirito. Muto quando gli imponi il silenzio, eloquente quando lo fai parlare. Grazie al libro, puoi apprendere nello spazio di un mese quello che un”eternità’ non ti consentirebbe di apprendere dalla labbra di un sapiente, e questo senza farti contrarre debiti di sapere. Ti libera dall’imbarazzo, ti solleva dalla necessità di frequentare persone odiose e di avere rapporti con individui stupidi ed incapaci di comprendere. Ti obbedisce di giorno come di notte, tanto in viaggio quanto nei periodi in cui sei sedentario. Se cadi in disgrazia, non per questo il libro rinuncia a servirti; se venti contrari soffiano contro di te, non ti si rivolta contro. Accade talvolta che il libro sia superiore al suo autore…»

Da Il Cadì e la Mosca (cfr. Denis Guedj, “il Teorema del Pappagallo”)